










La Cornamusa nell'Italia settentrionale
Piva, Musa, Baghét, sono le denominazioni della Cornamusa italiana del nord, il loro nome si associa all'otre ( o sacca ), che avendo funzione di polmone fa si che lo strumento emetta un suono continuo, non interrotto dalla respirazione. La principale differenza che si nota nella Piva dell'Italia settentrionale, rispetto alla Zampogna più diffusa nel Sud, consiste nella differente collocazione della canna del canto ( Chanter ) e dei Bordoni. La Piva o Musa veniva suonata fino agli anni cinquanta nell'arco delle Alpi Lombarde, Piemontesi, Liguri e nell'Appenninico Alessandrino, Pavese ed Emiliano. La Piva fa Parte del gruppo europeo nord-occidentale, (denominato anche Area Celtica) a cui appartengono cornamuse con una sola canna del canto conica ad ancia doppia. Nelle Alpi Bresciane e Bergamasche, in Valseriana, in Valcamonica, sono ancora ricordati molti suonatori, pastori,contadini ed anche spazzacamini, che negli Anni Trenta suonavano la Piva assieme al Piffero, ma c'è una zona in cui la Piva ha resistito più a lungo: è quella delle province Alessandrine, Pavesi, Emiliane occidentali dove è segnalata la presenza di alcuni suonatori fino agli anni Sessanta. In quegli anni iniziava quella fase di degradazione qualitativa, che portava i suonatori a diventare un fatto marginale e sporadico, tanto da essere considerati una cosa ridicola, da accattoni o " roba da Carnevale ", creando le condizioni che hanno portato in alcune zone alla estinzione dello strumento. Nell'Appenninico Emiliano Orientale e soprattutto nel bolognese, non ci sono segnalazioni, ma solo vaghi ricordi di pochi informatori, inquinati per altro dalla Zampogna meridionale. Risalendo nei secoli, non vi sono dubbi sull'uso della Piva; lo conferma un passo citato da M. Conati nel suo libro " strumenti e balli popolari dell'Appennino parmigiano cit. " .... nel bolognese la Girometta veniva eseguita sul canto, sulla viola, su l'apicordo or con le pive a ballo...La montagna bolognese è fortemente caratterizzata dall'uso del violino, il quale ha soppiantato la piva in un passato piuttosto remoto. Spostandosi verso Ovest la presenza della piva è più testimoniata, ed anche lo stile violinistico (legato) con cui si eseguono i balli, nell'area del Reggiano, ad esempio, permette di ipotizzare un antico connubio del violino con un bordone. (canna a suono fisso della Piva) Nel Reggiano, il secolo scorso, la piva doveva essere ancora diffusa se G.B.Ferrari, nel suo dizionario: Reggiano - Italiano, ( 1832 ) fu indotto a riportare il suo nome: " Piva del Carner ". Gli informatori ricordano i suonatori di Piva che scendevano dal Cerreto, e pascolavano le pecore sugli argini del torrente Crostolo o nei campi vicino a Reggio, dove venivano cacciati perché rovinavano i prati. A Carù ricordano bene i balli che venivano eseguiti fino al 1945/50, cioè la Furlana, la Tarantella, la Quadriglia, ma la Piva l'hanno sentita solo nominare, il loro ricordo è vago e forse inquinato dagli zampognari che arrivavano dal Sud. Ad Est del Secchia (nel modenese) pare che sia scomparsa 70 - 80 anni fa con l'ultima generazione di suonatori. La parola Piva deriva dal latino " pipare , zufolare " ma perché nel reggiano si chiami "dal Carner" vi sono varie ipotesi; la prima più accreditata è che il Carner sia la sacca del cacciatore e potrebbe essere un riferimento all'Otre, la seconda ipotesi è che la Piva abbia preso la denominazione dal suonatore Carner, come la Piva del Ciocaia o la Piva del Bigion vecchissimi suonatori ancora ricordati dal soprannome. Cosa suonassero quei pastori che scendevano in pianura con la Piva non è noto, forse musiche natalizie imitando i già più affermati zampognari o forse più probabilmente poche ed immutabili note, residue di più arcaici repertori dimenticati.